LE CIFRE DEL RANDAGISMO IN ITALIA
RANDAGISMO IN CIFRE
Gatti abbandonati ogni anno in Italia: 200.000
Cani abbandonati ogni anno in Italia: 150.000
Cani e gatti vittime della fame, della sete e di incidenti stradali: 280.000
Cani destinati ad una vita in strada o nei canili: 70.000
Cani che muoiono entro i 20 giorni dall'abbandono: 85%
Incidenti stradali provocati dall'abbandono in 10 anni: 40.000
Cani randagi in Italia: 650.000
Gatti randagi in Italia: 1.400.000
Business annuale dei canili privati: 100 mil. di euro
PREVENZIONE DEL RANDAGISMO
La Legge n° 281 del 1991 stabilisce che né i cani detenuti nei canili, né quelli randagi possano più essere soppressi né ceduti a laboratori di vivisezione. Inoltre prevede l'istituzione dell'anagrafe canina che tramite un tatuaggio indolore collega ogni cane al proprietario. Con questa legge si decreta, per la prima volta in Italia, che l'abbandono di un animale costituisce un reato punibile con sanzioni penali. Un cane, trovato a girovagare senza medaglietta e senza tatuaggio, viene considerato randagio e, in genere, catturato e portato al canile municipale. Il tatuaggio di identificazione può essere eseguito presso qualsiasi veterinario o rivolgendosi alla ASL locale.
La sterilizzazione di cani e gatti, nonostante possa sembrare una prevaricazione sulla natura dell'animale, costituisce un fattore importantissimo per la prevenzione del randagismo. Nella maggior parte dei casi il destino delle cucciolate indesiderate è o la soppressione o l'abbandono. La sterilizzazione sopprimendo l'istinto sessuale evita fughe nel periodo del calore riducendo il rischio di perdere il cane o il gatto. Inoltre, si rivela l'unica efficace prevenzione nei tumori alla mammella.
LE COLONIE FELINE
Per colonia felina si intende qualsiasi gruppo di due o più gatti che coabitano nel medesimo territorio. I luoghi più comuni dove è possibile trovare colonie sono i giardini condominiali o di ospedali, aree di verde urbano come giardinetti e parchi, costruzioni abbandonate, orti e cascinali. La legge 281/91 tutela queste colonie vietando qualsiasi forma di maltrattamento o crudeltà nei loro confronti. Per maltrattamento si intende anche ostacolarne il nutrimento ed impedirne il riparo. E' inoltre vietato spostare le colonie feline dal loro insediamento di origine, salvo in casi eccezionali, per tutelare la sopravvivenza degli animali.
Le ASL, in base alla Legge 281/91, sono obbligate a sterilizzare gratuitamente i gatti appartenenti alle colonie feline del loro territorio.
CANILI E GATTILI
Nei canili e nei gattili vengono accolti tutti gli animali abbandonati o persi. Le condizioni di questi rifugi sono, il più delle volte, precarie. Gabbie sovraffollate che favoriscono la trasmissione di malattie infettive e parassitarie, maschi e femmine liberi di accoppiarsi, condizioni igieniche scarse, nutrimento insufficiente o inadeguato, controlli sanitari carenti. Tutto questo aggrava lo stress psicologico dell'animale, già abbandonato. In alcuni canili il maltrattamento raggiunge livelli estremi: cani massacrati a bastonate, spariti nel nulla, sequestrati per maltrattamento, privati delle corde vocali per "risolvere" problemi di inquinamento acustico.
La gestione di queste strutture è estremamente gravosa: solo grazie ai volontari si riesce ad alleviare le sofferenze degli animali detenuti, garantendogli una maggiore attenzione e migliori cure.
Nonostante la Legge 281/91 affidi la gestione di canili e gattili ai Comuni, spesso questi ultimi preferiscono stipulare convenzioni con privati. Frequentemente si tratta di individui privi di scrupoli, più interessati ai contributi giornalieri forniti dal Comune che al benessere degli animali. Le amministrazioni pubbliche garantiscono ai canili privati da 1,5 a 5 euro al giorno per ogni cane.
Canili e gattili, che dovrebbero essere luoghi di accoglienza temporanea, spesso diventano, nel caso di animali anziani o malati, la soluzione definitiva.
GATTI
Il gatto domestico viene oggi classificato dal punto di vista sistematico come Felis Silvestris Catus e si pensa che discenda, per processo di domesticazione operato dall'uomo, dalla specie F.S.Libica.
Il processo di domesticazione è molto più recente di quello del cane, si ritiene risalga alla civiltà egizia, non più di 6/7 mila anni fa quindi, e nel corso dei secoli ha vissuto momenti più o meno felici (deificato dagli egizi, demonizzato dalla chiesa nel medioevo).
Anche nel gatto il processo di domesticazione ha comportato cambiamenti rispetto al suo discendete F.S.Libica, anche se probabilmente inferiori a quelli subiti dagli altri mammiferi domestici:
- modificazione dell'assetto ormonale
- neotenia, cioè persistenza di alcune caratteristiche infantili nell'adulto.
- il gatto selvatico partorisce una sola volta l'anno ed un numero ridotto di piccoli, generalmente tre, il F.S.Catus ha tre/quattro calori all'anno e partorisce una media di cinque piccoli ogni volta.
La neotenia è molto meno evidente nei gatti rispetto ai cani, per esempio schemi di comportamento predatorio compaiono in età precoce nei gattini e vengono utilizzati in maniera considerevole dall'animale adulto, invece in molte razze di cani la sequenza predatoria risulta incompleta (l'uomo ha infatti evidenziato nelle varie razze canine quei comportamenti che più gli tornavano utili, ottenendo così razze da guardia, da difesa, da caccia, da pastore e così via).
Non si confonda il gatto domestico, F.S.Catus che definiamo randagio o selvatico, con il gatto selvatico vero e proprio F.S.Silvestris.
La domesticazione altera le caratteristiche dell'animale e lo rende quindi incapace di vivere allo stato selvatico, la domesticazione ha comportato obbligatoriamente violenza sugli animali. Ecco perché quelli che oggi sono animali domestici devono per forza vivere insieme a noi, ma lasciamo gli animali che ancora non hanno subito questo processo al loro stato naturale. Ecco perché diventa necessario l'intervento dell'uomo sul processo riproduttivo degli animali domestici tramite la sterilizzazione.